farfalla

Mi ha colpito questa frase per la sua sconcertante verità!

Non è una rassegnata e disperata constatazione di incapacità dell’uomo di accogliere un dono, qualcosa di simile del “non date le perle ai porci”.
Mi sembra una lucida considerazione sulla fatica dell’uomo di fronte alla meraviglia della Resurrezione.
Un bruco vive la sua vita mangiando le foglie degli alberi, cresce, si sviluppa fino al giorno in cui, seguendo il normale percorso naturale, si rinchiude nel bozzolo e (lui non lo sa!) ne uscirà splendida farfalla!
E’ giusto, è naturale, è inevitabile che così si compia per il bruco!
Nella sua inconsapevole esistenza cammina verso questo destino meraviglioso. Fantasticando potremmo dire: “chissà cosa potrebbe pensare il bruco se solo sapesse cosa diventerà?”
Un discorso analogo si potrebbe fare pensando all’uomo: ma l’uomo lo sa, è consapevole che il suo destino è risorgere, lo sa che è giusto, è inevitabile che succeda così?
Si, l’uomo dovrebbe saperlo, l’uomo è stato “istruito” sul grande dono che Dio ha pensato per lui, l’uomo ha un’intelligenza capace di capire che la salvezza operata da Cristo per noi non è
un’illusione.Eppure l’uomo di fronte alla morte (e alla Resurrezione) resta senza parole. Quante volte ci capita di toccare con mano la nostra inadeguatezza di fronte alla domanda esistenziale che nasce di fronte alla morte e ci attanaglia togliendoci il respiro? Quante volte siamo rimasti costernati di fronte all’imbarazzato silenzio e a dichiarazioni fatte di luoghi comuni quanto si tratta di rendere ragione della resurrezione dai morti, che peraltro è uno dei punti fondamentali del nostro Credo?
San Paolo almeno ci ha provato (rileggiamo l’episodio di Paolo nell’Aeròpago di Atene riportato dal capitolo 17 del libro degli Atti degli Apostoli), lo sberleffo degli uditori è stato pressochè immediato, ma Paolo ci ha provato! (e non si è perso d’animo!)
Forse dovremmo partire proprio da questo atto di serena fiducia: la resurrezione per l’uomo è l’inevitabile sviluppo della sua vita, come (nella metafora) la farfalla per il bruco
Forse dovremmo rinunciare ogni tanto al controllo razionale ed esasperato di ogni cosa e lasciarci guidare di più dalla semplice saggezza degli umili e dei piccoli ai quali “queste cose sono state rivelate” (Matteo 11).
Forse dovremmo liberarci dal bozzolo in cui ci rinchiudiamo per vedere a quale stupenda bellezza siamo chiamati.
Vuole essere questo il mio augurio: scopriamoci risorti cioè belli! Di una bellezza che ci è donata, che non abbiamo conquistato; belli perchè è inevitabile che Dio ci voglia belli. Questo vuole essere il mio augurio: che ognuno sappia rendere grazie della bellezza a cui è chiamato e rendere ragione della bellezza a cui sono chiamati tutti i nostri fratelli.

Buona Pasqua!

Don Alberto

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